Gemme
“Alberi!
Frecce voi foste
Dall’azzurro cadute?
Che tremendi guerrieri vi scagliarono?
Sono state le stelle?
Vengon le vostre musiche dall’anima degli uccelli,
Dagli occhi di Dio,
Dalla passione perfetta.
Alberi!
Conosceranno le vostre rozze radici
Il mio cuore in terra?”
“Sa molte cose mio fratello. Sa per esempio che un grammo di polline è come un grammo di sè, dolcemente predestinato al fango germinale, al mistero da cui s’innalzerà vivo di rami, di frutti e di figli con la meravigliosa certezza delle trasformazioni, dell’inizio inevitabile e della necessaria fine, perchè ciò che è immutabile racchiude il pericolo dell’eterno e solo gli dèi hanno tempo per l’eternità.
(Notte nella selva Aguaruna – ne “Le rose di Atacama” – Luis Sepulveda)
“I sacchi a pelo erano fradici. Gli chiesi se aveva piovuto e Fredy rispose di sì, che aveva piovuto come quasi ogni 31 marzo nell’Atacama. Quando mi tirai su, vidi che il deserto era rosso, intensamente rosso, coperto di minuscoli fiori color sangue. <<Eccole. Sono le rose del deserto, le rose di Atacama. Le piante sono sempre lì, sotto la terra salata. Le hanno viste gli antichi indios atacama, e poi gli inca, i conquistatori spagnoli, i soldati della guerra del Pacifico, gli operai del salnitro. Sono sempre lì e fioriscono una volta all’anno. A mezzogiorno il sole le avrà già calcinate>>”.
(Le rose di Atacama – Luis Sepulveda)
“Camminando, attraverso un bosco di felci molto più alte di me: mi lasciano cadere in viso sessanta lacrime dai loro verdi occhi freddi, e dietro di me restano a lungo tremando i loro ventagli… Un tronco marcio: che tesoro!… Funghi neri ed azzurri gli han dato orecchie, rosse piante parassite lo han colmato di rubini, altre piante indolenti gli han prestato le loro barbe e dalle sue fradice viscere sbuca, veloce, una biscia, come un’emanazione, quasi che dal tronco morto fuggisse l’anima…”
(Il bosco cileno – in “Confesso che ho vissuto” – Pablo Neruda)“Il giardino è il luogo d’incontro tra uomini e piante è toccare ed essere toccati, dalle foglie vellutate di un loto oppure da quelle puntute di un eringio, da cortecce carezzevoli come per la betulla o temibili per le sue lunghe spine, come per le chorisie. Il giardino è anche un simbolo, spesso un simbolo di vissuti positivi, di orizzonti di senso, di figure terrene di felicità. Vestire i panni del giardiniere è calarsi in un universo di significati, è aderire ad un motivo, una costante antropologica radicata nel pensiero e nelle arti, in tutte le culture e a tutte le latitudini”.
(Dal libro “educare al giardino” di Paolo Tasini)“Il giardino è un luogo dell’anima. Poichè non possiamo tornare nell’Eden, dal quale siamo stati cacciati, noi tentiamo di riprodurlo, ognuno secondo il proprio ricordo. Ma basta un po’ di distrazione, un po’ di indolenza, un’assenza di qualche giorno, e il nostro giardino già scolora mostrando i segni di quello che è: una imitazione”.
(Anonimo)“Lavorare con la natura anzichè contro la natura”.
(Anonimo)“Fate quel che potete, con ciò che avete, dove siete”.
(Theodore Roosevelt)
“Potranno recidere tutti i fiori, ma non potranno impedire l’arrivo della primavera”.
(Pablo Neruda)“Sempre lo stesso sogno:
Un rosso castagno in fiore,
Un giardino colmo di splendore estivo,
Dietro una vecchia casa abbandonata.
Là dove si stende un giardino silenzioso,
mi cullò mia madre;
Forse – tanto tempo è trascorso
Non ci sono più giardino, casa e pianta.
Forse ora c’è un sentiero nel prato,
Forse vi passano l’erpice e l’aratro,
Di pietra, giardino, casa e pianta
Solo il mio sogno resta”.(Hermann Hesse, Il canto degli alberi)
“La natura non porta a termine la sua opera: è caotica. L’uomo si sente obbligato a terminarla, così pianta un giardino e costruisce un muro di cinta”.
(Anonimo)“Quando comprenderai che fusto, radice e foglie, appartengono tutte al tuo albero, vedrai con gli occhi del cuore il tuo giardino”.
(Cleonice Parisi)“Dio onnipotente per primo piantò un giardino. E infatti è il più puro degli umani piaceri . È il più grande ristoro per lo spirito dell’ uomo; senza del quale costruzioni e palazzi sono soltanto rozze opere manuali”.
(Francis Bacon, Saggi, 1579)“Creare un giardino è in un certo senso un’opera d’arte, ma è un’opera d’arte di cui tutti possono essere capaci, basta avere spirito d’osservazione e pazienza: molto importante è imparare a osservare l’opera della natura, a notare le associazioni spontanee, ad apprezzarne l’armonia”. “Penso alla quercia e penso all’ornello, che sono le piante del Nord, come quelle del Sud sono l’ulivo, la sughera e il carrubo…”
(Ippolito Pizzetti)“Per costruire, piantare qualunque cosa abbiate in mente, erigere la colonna, voltare l’arco, colmare la terrazza o scavare la grotta, non vi scordate mai della Natura, ma trattate la Dea come una bella vereconda, non la vestite troppo, non la lasciate nuda, fate che la bellezza non ne traspaia in ogni luogo, là dove l’abilità sta in buona parte nel celare con decoro. Vince su tutti i fronti chi sa piacevolmente confondere, sorprendere, variare e occultare i limiti. Su ogni punto consultare il Genio del luogo, che le acque ammaestra ad elevarsi o a cadere,
o aiuta l’ambizioso colle a scalare il cielo, o scava anfiteatri nella valle, convoca la campagna, racchiude le aperte radure, unisce i boschi compiacenti e varia ombre da ombre, ora spezza, ora raddrizza le linee significanti, dipinge mentre piantate, e mentre lavorate disegna. Seguite sempre il senno, che d’ogni parte è l’anima E in armonia le parti formeranno un tutto, bellezze spontanee si faranno avanti tutt’intorno, nasceranno perfino dalle difficoltà, andranno a segno per combinazione; la Natura si unirà a te, il Tempo farà crescere un capolavoro meraviglioso, forse uno Stow…”(Alexander Pope, Epistola IV)“…
Lasciava cadere le noci in settembre,le foglie restavano verdi fino a novembre
le radici andavano lontano sotto la terra
i rami guardavano Yunùs dall’alto
era talmente alto e largo
che se ti sdraiavi la notte accanto al tronco
non vedevi le stelle…”(Nazim Hikmet – Storia del noce e di Yunùs lo zoppo)
“La sera che cala nel bosco, quell’incantesimo dell’ultima luce, quella vita sommessa di scalpiccii sulle foglie morte, di svolazzi, di borbottii tra le fronde, quel senso primigenio e puro della natura”
(da “La stella boara” di Sivio Negro)“Erano belle le sere estive con la luna sopra i tetti. Mi pareva di sentire le stelle e invece erano i grilli sui prati. Allora le voci del paese e della natura intorno, gli odori, i rumori, le nuvole e le luci avevano chiaro riferimento con la vita e seguivano le stagioni dei (…) giuochi e dei lavori degli uomini”
(Mario Rigoni Stern, “Stagioni”)