Festambiente 2012

Civiltà del Verde è stata presente a Festambiente, dal 21 al 24 giugno 2012 con il suo stand, il materiale divulgativo, i gadgets.

L’Associazione ha inoltre promosso un’interessante conferenza nel tendone degli incontri all’interno di Festambiente:

Gilles Clément e il terzo paesaggio
a cura della paesaggista Livia Basso.

Gilles Clément (Argenton-sur-Creuse1943) è uno scrittoreentomologo, giardiniere, paesaggista ed ingegnere agronomo francese. È insegnante all’École nationale du paysage di Versailles.

Paesaggista tra i più noti e influenti d’Europa, è il teorizzatore del giardino planetario, del giardino in movimento e del concetto di terzo paesaggio. Ha all’attivo numerosi saggi e romanzi.
Ha realizzato diversi parchi e giardini, sia pubblici che privati. Tra le maggiori opere i giardini de La Défense e il parco André Citroën (13 ettari sulle rive della Senna nei terreni che appartenevano all’omonima fabbrica automobilistica) entrambi a Parigi, e il parco Matisse a Lilla.

Gilles Clément è di grande attualità per il suo pensiero sul  verde, sul verde sostenibile, sul verde del terzo millennio.

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Per Civiltà del Verde, Valentina Gonella ha intervistato Livia Basso

Da dove nasce la passione per il verde?
Nasce nell’infanzia, i miei genitori mi hanno insegnato fin da piccola il rispetto per la natura, era parte fondamentale della nostra educazione… dal papà ho ereditato la sua stessa passione per la terra, dalla mamma quella per i fiori.

Il nonno aveva in Via Cimone un piccolo orto giardino che chiamava amorevolmente la mia piccola prigione… dove in effetti in pochi metri c’era una una grande quantità di piante.
Strada facendo – dopo gli studi al conservatorio e dopo la laurea – ho sentito la necessità di approfondire in modo professionale la conoscenza del “verde”, credo sia importante conoscerne tutti gli aspetti per poterlo gestire in tutte le sue molteplici declinazioni. Non si può averne una conoscenza settoriale….

Perché paesaggista?
Perché resto sempre incantata dalla bellezza… essere paesaggista é saper interpretare il paesaggio in qualsiasi momento… è saperne cogliere le  sfumature storiche, antropologiche, filosofiche, botaniche, ingegneristiche, agronomiche, idrauliche, letterarie, artistiche, ecc.

Quali sono state le figure più autorevoli per la sua formazione?
Sicuramente Paolo Grossoni, Professore ordinario di Botanica Forestale Università di Firenze; Fabrizio Fronza, Agronomo responsabile dei Parchi Storici del Trentino; Giuseppe Rallo, Architetto della Sovrintendenza del Veneto Orientale, che ha organizzato assieme e a Mariapia Cunico, Architetto Paesaggista docente alla IUAV di Venezia, i corsi che ho seguito sul restauro del Giardino storico; Ivano Garbuio, vivaista che ci trascinava nella sua passione durante le lezioni ai corsi di restauro; i convegni presso la Fondazione Benetton di Treviso, che mi hanno permesso di  ascoltare alcuni tra i più grandi paesaggisti d’Europa: in particolare gli interventi di Carmen Agnon, Sven-Ingvar Andersson, Ippolito Pizzetti e di Luigi Latini, Paesaggista toscano, ricercatore all’università di Venezia e presidente dell’Associazione Porcinai; l’Atelier Le Balto, gruppo di paesaggisti francesi, con i quali ho collaborato durante un workshop a Villa Romana  a Firenze, e Gilles Clément.
Quest’ultimo, nel 1997, venne ospite nel trevigiano, durante uno dei corsi sul restauro del giardino storico, per tenerci una lezione. Ricordo che molto  umilmente si sedette con noi studenti a pranzo declinando l’invito al tavolo dei professori…

Nella maggior parte di queste persone ho trovato una grande competenza  accompagnata da una grande umiltà, direi proprio un binomio ricorrente.
C’è poi tutto un mondo di “traghettatori del sapere” che non ho avuto il piacere di conoscere di persona ma attraverso lo loro opere, sarebbe troppo lungo elencarli tutti, vorrei almeno citare Italo Calvino, Giovanni Michelucci e Sami Rintala.

Quali sono i luoghi per lei più significativi? Quali consiglia di visitare almeno una volta?
Per citarne tre di italiani, sicuramente il Memorial Mattei a Bascape’  in provincia di Pavia progettato da Pietro Porcinai, la Tomba Brion a San Vito di Altivole di Carlo Scarpa e l’ Archivio di Porcinai nella limonaia-studio di Villa Rondinelli a San Domenico-Fiesole con vista su Firenze. In questi luoghi c’è un intimo rapporto tra bellezza e semplicità, luoghi di assoluta pace ed armonia.
Questi sono solo alcuni tra i più famosi e noti, vorrei però sottolineare che per me significativo può essere anche un faggio centenario e l’incontro tra la sua longevità e il diverso tempo dell’uomo.

Che cosa significa per lei essere paesaggista?
Significa essere in grado di ascoltare la natura, le persone, i colori, i suoni e saper interagire con essi, avere una profonda capacita’ di relazionarsi con tutto ciò che ci circonda.
Significa saper scambiare le proprie competenze, avere la consapevolezza che c’è sempre tanto da imparare, la necessità di educare il nostro sentire a cogliere tutta la bellezza che ci circonda, in particolar modo nei momenti più difficili della vita.