LE SERRE DEL PARCO QUERINI DI VICENZA

Il recupero delle Serre del Parco Querini è l’obiettivo fondamentale dell’associazione.
Dopo un lungo periodo di incubazione, durante il quale l’Associazione ha svolto un paziente lavoro di studio, ricerca e divulgazione sulle Serre del Parco Querini e il loro recupero, e grazie alla generosità dell’Architetto Emilio Alberti, di Vicenza, che ha redatto e offerto gratuitamente il relativo progetto, finalmente la Giunta Comunale ha accolto, nel mese di giugno 2010, la proposta di Civiltà del Verde ed ha adottato il progetto.

Il parco Querini di Vicenza è un parco storico pubblico e il più bel polmone verde della città. Al suo interno ospita non solo un ricco scenario vegetale, con delle piante centenarie, tra cui una carpinata, ma anche un vero e proprio museo a cielo aperto. E’ vincolato ai sensi della legge1089/39 e 1497/39. La sua sistemazione a giardino fu operata all’inizio del XIX° sec. dal conte Antonio Capra, come arricchimento paesaggistico del suo palazzo e della proprietà agricola in Contrà dell’Arcella. Tra le emergenze più significative che ancora sono presenti possiamo citare la carpinata, il viale delle statue, la peschiera, la collina con il tempietto, le serre. Le serre del Parco Querini risalgono al secondo decennio del XIX° secolo, epoca in cui il conte Antonio Capra ampliò la sua proprietà agricola e la trasformò in parte a giardino, come attesta la Mappa Napoleonica (1813). In quel periodo il Capra stava modificando la casa padronale e aveva acquistato, grazie alla soppressione degli ordini religiosi all’interno della città, il monastero sconsacrato delle Clarisse che confinava con la sua proprietà, lo abbatteva (1811) e in suo luogo si trovano indicati: brolo, orto, giardino, casa per la custodia degli agrumi (le serre). Tali costruzioni rientravano nella moda di quel periodo, come attestano i parchi di molte ville del padovano e trevigiano. Il Selva prima e lo Jappelli dopo ce ne hanno offerto vari modelli. Ma il loro uso risaliva ben più addietro nel tempo. Risultavano già un elemento peculiare delle ville venete, proprio per l’ambizione con cui venivano coltivate e poi esposte le varietà di fiori e piante più ricercate, pur rimanendo nello stesso tempo un’ottima fonte di reddito per la produzione di agrumi. Nel Veneto poi avevano un ruolo rilevante nella organizzazione e distribuzione di un giardino, quindi componenti architettoniche e di decoro, oltre che produttive. Di esse nel 1855 J. Cabianca, storico vicentino, così scriveva: “Molto di terreno occupa entro la città il giardino fu Capra, ora Barbaran. Freschi viali di carpini, estese praterie, un’acqua che allargandosi circonda il piè d’una regolare elevazione di terra coronata da un tempietto, molte statue e ruderi architettonici rendono il luogo ameno e signorile. Il giovine proprietario [Antonio Barbaran Capra] crebbe il numero delle piante e dei fiori, e par che voglia tornare in onore le serre abbandonate”. Più tardi, verso la fine dell’’800 (1885-1890), quando la proprietà passò alla famiglia Querini, si può osservare, attraverso le mappe e l’iconografia storica, che vi fu una nuova fase di attenzione e di interventi nei confronti delle serre, in corrispondenza ai lavori nel palazzo ad opera dell’arch. Caregaro Negrin. Se il ‘900, in particolare dopo la seconda guerra mondiale, ha visto l’uso delle serre entrare in crisi per la perdita di interesse economico, dovuta alla facilità di reperimento dei prodotti dai paesi del Sud e alla perdita del ruolo di rappresentanza del palazzo, la sorte delle Nostre serre può dirsi fortunata, in quanto furono date in uso dai proprietari a ditte di giardinieri-floricoltori che le mantennero in vita. Fu solo con il passaggio a proprietà comunale (1970) e all’abbandono dell’attività dei fioristi che le serre iniziarono la loro fase di grave decadenza. Completamente sommerse da piante cresciute spontanee e rovi, finalmente nel 2002, dopo una campagna di sensibilizzazione, l’Amministrazione Pubblica, appena concluso il primo stralcio di lavori di restauro del parco che ebbero come oggetto la peschiera e la collina, decise di cercare almeno di arrestare il crollo totale delle serre attraverso una attenta pulizia e la messa in sicurezza delle parti ruderali, in attesa del progetto di restauro e riuso.

SITUAZIONE ATTUALE

Le serre del parco Querini sono costituite da un basamento in mattone con colmo in pietra ed una parte aerea lignea con copertura in laterizio che va ad appoggiarsi alle vecchie mura di cinta dell’ex monastero, lato est. Sono divise in una zona a serra fredda, una zona a serra calda e una terza piccola stanza con nicchia che ospitava probabilmente una palma. Confrontate con le serre dell’Orto Botanico di Padova sembrano la loro versione in misura ridotta. Verso il tempietto sono chiuse, quasi a loro completamento ed arricchimento, da una piccola struttura, il castelletto, con due finestre in stile neogotico a finta bifora, in cotto e pietra, e nel retro da una costruzione, la torretta, con unico vano diviso da un probabile ballatoio, forse adibita all’allevamento del baco da seta e al ricovero delle parti mobili delle serre. Sul davanti, lato sud, è presente una costruzione bassa con copertura a rete, una voliera, ma in passato piccola serra di trapiantazione. All’esterno corre poi, per tutta la lunghezza delle serre, una lettiera in muratura, un tempo coperta da vetri inclinati. Attualmente la loro situazione è ancora ruderale, non è più decollato il piano di recupero previsto negli anni scorsi e la vegetazione e il degrado stanno di nuovo prendendo il sopravvento. E’ ancora presente il tetto della serra fredda, manca completamente la copertura della serra calda, nella quale però è ancora leggibile la “macchina” che faceva riscaldare la serra e i letti caldi. A rischio di crollo è anche il castelletto e il tetto della torretta è in parte crollato. E’ urgente il loro recupero, pena la perdita di un importante documento storico e di una architettura significativa e suggestiva di un parco di inizio Ottocento, unica a Vicenza.

 

PROGETTO DI RECUPERO DELLE SERRE DEL PARCO QUERINI

Il progetto di recupero delle serre storiche del Parco Querini che l’Associazione “Civiltà del Verde” propone è maturato attraverso studi, riflessioni, la consulta di un Comitato Scientifico e un convegno tenutosi nel dicembre 2002 con esperti in materia di fama nazionale. E’ stato proprio questo convegno il momento fondamentale per una chiara consapevolezza del loro valore, del loro ruolo nel parco e dei principi e criteri che devono guidare il loro restauro, su cui si è fermamente convinti. Le serre sono state e sono una parte importante dei giardini storici, che il tempo e la perdita di interesse economico e di proprietari facoltosi ha portato spesso all’abbandono e al degrado. Ora, le Nostre serre, pur ruderali, conservano ancora elementi significativi del loro apparato tecnico e della loro suggestione come presenza architettonica che si rapporta con il Parco e sono ormai le uniche che il tempo e la mano dell’uomo ci hanno lasciato a Vicenza. Si ritiene quindi corretto un loro recupero conservativo, se non con le funzioni originarie, ma come valore storico, culturale e documentario, come “macchina” sofisticata testimonianza dell’uso nel passato e come “scena” del giardino. Il progetto pertanto cerca in primo luogo di mantenere il più possibile le tracce storiche che attualmente ancora si possono leggere, portando le serre a diventare museo di se stesse, e in secondo luogo a riconsiderare lo spazio attorno per collocare quelle funzioni necessarie all’accoglienza di attività didattiche e culturali, un punto bar e vendita di gadgets, libri, ecc…servizi igienici e guardiola per la sorveglianza, in modo adeguato e appropriato. La serra fredda potrà accogliere attività culturali e laboratori con i ragazzi, mostre a tema naturalistico-botanico, esposizione ciclica e vendita di fiori e piante particolari. La serra calda diventerà luogo museale, il museo della macchina –serra e mostra permanente sul parco attraverso pannelli documentativi. La piccola serra trapiantatoio e la lettiera esterna potrebbero diventare luogo ideale per promuovere sperimentazioni con le scuole e attività di ortoterapia , utile sia in ambito didattico che riabilitativo. La loro dislocazione e altezza permettebbe un facile accesso anche ai disabili fisici che necessitano di supporto per la deambulazione. La torretta dietro le serre, una volta edificio adibito al deposito del materiale delle serre, e quindi di supporto ad esse, potrà diventare uno spazio per gli incontri culturali, botanico-giardinistico-ambientali. Una piccola struttura architettonica, leggera, di nuova fabbrica e tecnologia, ecocompatibile, andrà a completare la dotazione degli spazi necessari alle esigenze ricreative del parco.

GESTIONE

Poiché il manufatto, una volta restaurato, avrà bisogno di essere mantenuto, curato e attivo, si è cercato di studiarne un piano di gestione che coinvolga enti e associazioni in modo da garantirne il buon funzionamento senza gravare sul bilancio comunale. Si pensa opportuno per questo alla costituzione di un Comitato di Gestione a cui parteciperanno associazioni, cooperative, privati che intenderanno partecipare con incarichi vari alla organizzazione e gestione delle varie attività e iniziative nel parco, con il rendiconto costante all’Amministrazione. Per la funzionalità del bar ci si può affidare ad una gestione privata o associazione con finalità sociali, con il versamento di un canone di affitto. Le attività didattiche, i laboratori, l’organizzazione di eventi, di piccole mostre nella serra fredda, di momenti culturali di educazione ambientale e di giardinaggio possono essere affidati ad associazioni e cooperative esperte nel settore. Se si riuscirà ad ospitare una scuola per giardinieri, potranno essere garantiti dei lavori di manutenzione verde nel parco, gratuitamente. L’associazione “Civiltà del Verde” si impegna nella ricerca e coordinamento di associazioni e cooperative e nella programmazione di attività culturali e didattiche, alcune delle quali potrà essa stessa gestire.

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