Villa Rossi

By mercoledì, maggio 23, 2012 0 No tags Permalink 0

Villa Alessandro Rossi

La villa è circondata da un maestoso parco paesista, anch’esso opera di Antonio Caregaro Negrin, diviso in tre parti per esaltare il collegamento tra l’architettura dell’edificio principale e il paesaggio circostante. Il parco superiore, detto delle Rive per la ricchezza delle acque risorgive del Summano, si snoda sulle pendici del monte articolandosi in episodi diversi secondo la poetica del tardo -romanticismo. Esso è la celebrazione della dolce luminosità del sito, alternata a brevi pause ombrose e odorose che rinviano alle suggestioni e alla solennità degli orti romani, dove alla funzione prettamente esornativa si associa quella produttiva dell’orto- frutteto. I segni della civiltà cristiana, il tempietto di S. Spirito e il superiore oratorio di S. Dionigi, convivono armoniosamente con le citazioni della civiltà classica, il ninfeo e le false rovine romane in stretto collegamento con il discorso iconografico sviluppato dalla decorazione della villa e del parco sottostante.
Il momento di raccordo tra il parco delle Rive e quello inferiore detto del Laghetto è costituito dal breve giardino formale antistante la dimora padronale. Nonostante le gravi alterazioni subite nel corso del tempo la modesta area verde conserva tracce del disegno delle aiuole e la caratteristica fontana rustica cinta da scogli nei pressi della preziosa recinzione a motivi geometrici e con gli ingranaggi in pietra allusivi dell’attività industriale del proprietario.
Dal giardino si scende al parco del Laghetto mediante una galleria che evita l’incomodo di attraversare la pubblica via, rendendo più affascinante l’apparizione del luminoso scenario del pittoresco paesaggio che si va via via arricchendo di viali sinuosi, di costruzioni rustiche, di grotte, di false rovine neopompeiane, di giochi d’acqua, di bacini e laghetti, di piante indigene ed esotiche e di spazi erbosi che concorrono a creare un’atmosfera di pace e di sogno.
Tra le architetture spicca il grande arco trionfale con cui si conclude la galleria di accesso, reso prezioso dai quattro medaglioni inneggianti all’agricoltura, alla floricoltura e all’industria tessile, mediante simboli e allegorie cornucopie di frutti e fiori, navette,forbicilarghe e elmi alati. Particolarmente suggestivo è il tempietto acquario posto al lato ovest del parco, inaugurato dal vestibolo concepito come falsa rovina romana con reperti archeologici e seminascosto da arbusti sempreverdi. Assai raffinato è l’ambiente interno del tempietto tutto adorno di grottesche statue, illuminato da un lucernaio centrale aperto sulla grande cupola semisferica e da lastre di vetro(9) che lasciano vedere i tipici pesci rossi della vasca esterna circondata da scogli.
Nel lato est, invece, si staglia sulla recinzione rustica il sedile neopompeiano in pietra tenera a forma di esedera con la bella trifora dello schienale e le due aquile frontali, allegoria del potere.
Caratteristica è pure la grotta dei camosci nella zona sud, incorniciata da arbusti e concepita come ambiente di riparo degli animali che un tempo arricchivano la fauna del parco e come belvedere grazie alla terrazza che si allunga sulla parte superiore per ammirare l’antistante podere modello.
L’attrazione del parco, però, è costituita dal lago dove confluiscono le acque scroscianti delle cascatelle e dei rivi che percorrono abbondanti il dolce pendio dell’area verde oltre che quelle del sistema dei laghetti comunicanti che caratterizzano la zona centrale e quella orientale.
Vario e cospicuo è il corredo botanico, di cui si segnalano lo spettacolare pino himalayano, gli eleganti cipressi del Portogallo, alcune secolari magnolie, i tassodi che si specchiano nel lago, il longevo ginkgo, dalle tipiche foglie a ventaglio, oltre che ippocastani, tassi, abeti rossi, ligustri giapponesi, thuye e numerosi arbusti e sempreverdi che fanno del parco un orto botanico di estremo interesse.
A garantire la bellezza del parco concorrono le costruzioni rustiche, ora in degrado, comprensive di una serra tepidario, una serra fredda, di un capanno per il deposito degli attrezzi della casa del custode in stile svizzero, che concludono l’area est del monumento verde. ( Bernardetta Ricatti)

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