Parco Querini, situazione drammatica. “Civiltà del verde” ne denuncia il degrado

Parco Querini versa in una situazione drammatica, è questo ciò che denuncia oggi in una conferenza stampa la Signora Romana Caoduro dell’associazione “Civiltà del Verde” onlus. Le problematiche sono molteplici, ma forse la più rilevante è che chi ha vinto l’appalto per la sorveglianza non sta svolgendo il proprio lavoro in maniera adeguata e non adempie agli impegni contrattuali.

D’altra parte il comune, denuncia l’associazione, non sta adeguatamente controllando il rispetto di tali impegni amministrativi e non pone la salvaguardia del Querini tra le priorità della città.

Parco Querini è un parco storico di grande valore, per questo è sottoposto a dei vincoli di tutela e necessita di manutenzioni più accurate. A tutti gli effetti ha lo stesso valore di un monumento. È un parco meraviglioso che il tempo, fortunatamente, non ha portato via con sé. Tuttavia, proprio perché storico, il Querini è anche un parco fragile che ha bisogno di cure specifiche e sorveglianza costante.

Da sinistra Rossana Caoduro e  Adriano Battagin
Da sinistra Romana Caoduro e Adriano Battagin di Legambiente.

Romana Caoduro, presidente di “Civiltà del Verde” afferma: «Servono piani di gestione annuali che tutelino il patrimonio del parco, proprio come una casa ha bisogno di essere continuamente seguita. Inoltre dato che i parchi storici sono pubblici, c’è bisogno che ne sia fatto un uso consono, adatto alle loro specificità e con maggiore sorveglianza del comportamento di chi li frequenta. L’associazione segue il parco da tanti anni: partendo da una situazione di degrado degli anni ’90 ci siamo mobilitati per ottenere una “riabilitazione” del Querini. Allora i lavori sono stati fatti nella peschiera e nella collina col tempietto, inoltre ci siamo mobilitati per la campagna di sovvenzionamento per il restauro delle statue. Alla fine del 2005 queste ultime sono state completate, grazie ai soldi dei cittadini. Il lavoro doveva continuare con il recupero delle serre, ma i fondi sono finiti e l’amministazione comunale ha rivolto tutte le attenzioni al nuovo teatro. Il progetto, quindi, si è fermato. Dal 2008 in poi la situazione di degrado ha ripreso ad essere allarmante, per via di cattive frequentazioni (fenomeni di spaccio a cielo aperto), atti vandalici nei confronti delle strutture interne e soprattutto per il continuo abbandono di animali nel parco. Campagne di riduzione degli animali non sono servite. I lavori degli anni precedenti, effettuati con spese anche rilevanti, sono parzialmente collassati perché i conigli e le nutrie hanno scavato troppe tane sulle sponde della peschiera. Il terreno è arretrato ed è necessario rifarlo per evitare il crollo del tempietto. Gli animali inoltre si cibano della corteccia di piante secolari. Le tartarughe divorano la flora del lago, ninfee comprese. Nel giardino storico possono esserci animali, ma devono essere molto ridotti di numero e costantemente monitorati

Purtroppo mantenere un controllo della fauna senza i fondi adeguati non è possibile.

«La sorveglianza viene pagata coi soldi della cittadinanza, ma non viene svolta – prosegue la signora Caoduro –. L’associazione si chiede chi debba a chi spetta il compito di controllare il rispetto dei contratti delle gare d’appalto. Come “Civiltà del Verde” ci siamo uniti a Italia Nostra e Legambiente e abbiamo anche altre associazioni che ci sostengono. Vorremmo l’aiuto di tutti per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema: un parco che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della città, lasciato in balia di se stesso. Non sappiamo più a chi rivolgerci, ma restiamo sempre disponibii a impegnarci in qualsiasi iniziativa».
Adriano Battagin, presidente della circoscrizione di Legambiente Vicenza, conferma: «C’è bisogno dell’attenzione dei media per salvare il parco e sensibilizzare l’opinione pubblica e l’amministrazione. Se questa è l’attenzione al Parco Querini, possiamo immaginare che tipo di sicurezza e manutenzione vige nei parchi periferici. La situazione di Parco Retrone, ad esempio, è di abbandono, Legambiente fa spesso un’opera di pulizia dei rifiuti, ma manca comunque la manutenzione».

 L’ultimo incontro con l’amministrazione comunale, a febbraio, non è servito a molto. Si richiese l’intervento dell’Enpa per arginare il problema dei troppi animali, ma le associazioni sono rimaste inascoltate, nonostante anche l’ULSS di Vicenza confermi la fondatezza delle segnalazioni e dei problemi.

Non da meno è il problema dello spaccio, tema già frequentemente affrontato per una analoga situazione in Campo Marzo. La Cooperativa che ha vinto la gara d’appalto al ribasso per 22.000€ + Iva, non è presente a sorvegliare (d’altronde nel bando non sono state specificate le ore necessarie a un monitoraggio efficente). Dopo la chiusura di Parco Querini i custodi se ne vanno, non si sa bene neanche quanti siano gli addetti previsti per contratto (del resto girano all’interno della struttura senza essere riconoscibili per una qualsivoglia divisa). Buona parte della manutenzione ordinaria non viene svolta: «L’unica cosa che è stata fatta recentemente – continua la signora Caoduro – è un lavoro di abbassamento della chioma dei carpini. A marzo c’è stato un lavoro di potatura e pulizia delle piante pericolanti, ma il lavoro dovrebbe essere costante negli anni.»
Nel bilancio di quest’anno non sono presenti i soldi per la riqualificazione delle serre. La proprietà del terreno, però, resta comunale e quindi privati e associazioni possono fare ben poco da soli. Il progetto di restauro delle serre è stato steso volontariamente dall’architetto Alberti e donato gratuitamente al comune anni fa. Le serre sarebbero funzionali al parco per farne un museo con laboratori di giardinaggio e coltivazione di fiori e piante.

«Il comune – spiegano gli esponenti dell’associazione – dovrebbe dare un esempio prendendo posizione, con un iniziale investimento economico sul parco di modo che i cittadini lo seguano e se ne interessino sotto diversi aspetti. Continuare a spendere soldi per un’area giochi o per il parco tecnologico/scientifico all’interno di un parco storico non ha senso. C’è bisogno di inserirli, affinché siano continuamente danneggiati e contravvenendo anche le norme igieniche proprie di un parco giochi? I bambini al Querini si divertono lo stesso, semplicemente scoprendo da soli il parco. Quei pochi soldi che abbiamo usiamoli per mantenere il parco in maniera decorosa.»
L’idea che viene fuori da quanto denunciato in conferenza stampa è che probabilmente manca il coordinamento tra i diversi assessorati che gestiscono il parco (ben quattro diversi), quando invece sarebbe necessario creare un progetto comune (inesistente al momento). Forse sarebbe più opportuno dare in gestione il parco a un unico assessorato che lo curi nella sua completezza e con maggiore competenza.

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